I nuovi sistemi di comunicazione con intelligenza artificiale


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I nuovi sistemi di comunicazione con intelligenza artificiale

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L’intelligenza artificiale dialoga con l’uomo, l’incontro avviene attraverso le nuove tecnologie: ecco che nascono le chatbot, assistenti virtuali e interattivi.

Il 2016 è stato l’anno delle chatbot, sistemi di comunicazione che usano l’intelligenza artificiale per avviare un dialogo strutturato con i contatti aggiunti alle applicazioni di messaggistica. In Italia stanno destando l’attenzione di società di marketing e customer care, configurandosi come uno strumento particolarmente utile per la gestione dei contatti.

Ufficialmente cominciata l’”era chatbot”.

Il fischio d’inizio l’ha dato Mark Zuckerberg, circa un anno fa, quando in occasione della conferenza a San Francisco dedicata agli sviluppatori, ha presentato i chatbot per Messenger, cioè

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programmi software che utilizzano il servizio di messaggistica di Facebook quale interfaccia attraverso la quale eseguire un numero determinato e circostanziato di compiti, come ad esempio fissare un incontro, dare notizie sul meteo, aiutare l’utente a comprarsi un paio di scarpe, gestire gli ordini. Il fondatore e Ceo di Facebook ha mostrato alcuni bot di Cnn, che inviano in automatico notizie e aggiornamenti, e altri della società 1-800-Flowers, per ordinare fiori da recapitare alla persona amata.

Un incontro “fatale” tra l’intelligenza artificiale e l’app di messaggistica che ha dato luogo a una sorta di “segretario personale robot” altamente specializzato.

Prima di facebook la chatbot era già stata introdotta da Telegram e altre società. Ma essendo Messenger una delle principali piattaforme di messaggistica – con i suoi oltre 900 milioni di utenti nel mondo – ha rivestito il ruolo di testimonial di punta di questo nuovo sistema di comunicazione, così l’annuncio di Zuckerberg ha funzionato come cassa di risonanza per questa innovazione, puntando i riflettori sui bot e le chatbot, cosa sono e a cosa servono. Ma soprattutto si è aperto il mercato e le

aziende hanno cominciato ad interessarsi sempre più a questa realtà emergente.

“Bot”, abbreviazione di “robot”, in informatica è un programma che ha accesso, al pari e come gli esseri umani, ai sistemi di comunicazione e interazione delle macchine. In pratica sono programmi informatici che “parlano” come gli esseri umani. Siri e Cortana, gli assistenti personali messi a disposizione rispettivamente da Apple e Microsoft, sono l’esempio per eccellenza di bot.
L’origine dei bot si fa risalire addirittura al geniale matematico Alan Turing negli anni Cinquanta, mentre in un passato più recente, era un bot Clippy, la graffetta di Microsoft Office che interagiva con l’utente, sempre pronta a fornire suggerimenti (non richiesti) o a rispondere alle domande.

I nuovi sistemi di comunicazione con intelligenza artificialeLe aziende hanno cominciato a intravedere un grande potenziale nella nascente “bot economy”: diversi brand e società editoriali hanno sviluppato bot per i canali di messaging e collaborativi, tra questi HP, la già citata 1-800-Flowers e la Cnn. Un capitolo

importante riguarda i potenziali risparmi annuali che le aziende potrebbero realizzare se i chatbot arrivassero a sostituire in parte il loro customer service e il reparto vendite. Quando la “bot revolution” era ancora nella fase iniziale, erano già in molti a ritenere che il 2016 sarebbe stato l’anno della sua piena affermazione, come scriveva Business Insider.

In Italia, in particolare, le aziende che cominciano a interessarsi concretamente ai sistemi chatbot sono le agenzie di marketing e quelle che hanno un reparto di customer care. Nicola Mattina spiega a EconomyUp la sua visione a proposito di questo nuovo hype tecnologico: “Abbiamo avuto l’epoca dei siti, poi delle app, ora potrebbe arrivare l’epoca dei chatbot. Si sfornano continuamente una gran quantità di applicazioni, ma la verità è che la maggioranza degli utenti ne usa un numero limitato. Perciò le ‘cose’ che una volta si mettevano dentro le app, oggi vanno inserite all’interno delle applicazioni che il cliente usa. Oggi so che il mio cliente utilizza Messenger, Whatsapp, Instagram e poco più, e devo inserire nuove funzionalità in queste app. Stiamo assistendo insomma a uno spostamento di paradigma. Potrebbe ridursi drasticamente il numero di app e aumentare la produzione di chatbot”.

Lo sviluppo e la progettazione delle chatbot riesce a semplificare e velocizzare la vita dell’utente nelle operazioni quotidiane.

 


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